Alterazione dell’immagine corporea in Neurochirurgia: studio del caso di Mara attraverso un approccio qualitativo narrativo/fenomenologico – di Jessica Astori, basato sul racconto di Mara.
L’analisi del “Diario di Mara” è pubblicata nell’articolo: Body Image – Approccio Narrativo.

Premessa

La mia esperienza risale a quasi 23 anni fa (giugno – luglio 1998) quando la “Body Image” ed altri aspetti della dimensione dell’essere umano non avevano importanza tale da portare ad una riflessione sulle condizioni psicologiche del paziente.

Mercoledì 01/07/1998

Mattino

Dopo undici giorni di Terapia Intensiva vengo trasferita nell’Unità Operativa di Neurochirurgia. Sulla barella, in posizione supina, sono stata spostata dalla Rianimazione (situata al primo piano della scala due) al terzo piano della scala 7, un viaggio che a me sembrava non finire, con quelle barre di giunzione sul pavimento che facevano tremare la barella ed il mio corpo provocando dolore al capo ad ogni sussulto.

Arrivata nel corridoio dell’Unità Operativa mi hanno accompagnata nella stanza al letto numero 9, il primo vicino alla porta, raccomandandomi di non alzarmi dal letto se non con l’aiuto del personale di reparto. Mi chiedo il perché di quella richiesta e penso che loro non mi conoscano e non sappiano che io sono testarda e che voglio farcela da sola; salutandomi raccomandano anche alla ragazza assegnata al letto vicino alla finestra di controllarmi e di suonare il campanello se mi fossi alzata.

Pomeriggio

Il bisogno di andare in bagno è forte, sono in stanza da sola, decido di non suonare il campanello e mi alzo da sola dal letto; mi reggo bene in piedi e faccio qualche passo, mi sento “in forza” allora mi dirigo verso il bagno. Entro noncurante che sopra il lavandino posto all’ingresso c’è uno specchio e passando di lì un’immagine strana cattura la mia attenzione:

sono io riflessa nello specchio, in silenzio mi osservo e rimango stupita.

Sono stata informata delle motivazioni per cui sono qua e mi hanno raccontato cosa è accaduto (trama cranico commotivo con ematoma temporo-parietale sinistro evacuato dopo tre giorni dall’evento traumatico), ma non immaginavo questa trasformazione fisica:

non ho più i miei capelli lunghi, biondi e ricci ma una testa rasata e per di più segnata da un avvallamento anteriormente a livello frontale a destra (sito di inserzione della cannula per la misurazione PIC ora rimossa) che il resto del capo a sinistra è coperto da calze e cerotti.

Vedo un occhio spalancato che non riesce a chiudersi (lagoftalmo) ed è asciutto, non ammicca. La bocca è storta, provo a sorridere ma la rima buccale sinistra non si muove. Dopo qualche minuto di osservazione allo specchio mi viene da piangere, capisco che quello che ho avuto è stato un fatto grave.

Ora torno nel letto e decido di non rivelare a nessuno quello che ho fatto e soprattutto che mi sono vista allo specchio. Man mano che passano i minuti prendo consapevolezza di come il mio corpo è cambiato in generale: braccia e gambe sono flaccide e più magre, devo aver perso un po’ di peso e probabilmente sono stata a letto tanto. Sui polsi noto di segni rossastri come da compressione e mi chiedo da cosa siano stati causati. Ho la voce rauca e poco appetito. Mi sento molto confusa e stanca.

Sera

È l’ora di visita dei parenti e arrivano i miei genitori. Loro sono visibilmente felici, io meno. Loro lo capiscono ma evitando di farmi domande. Trascorso il tempo di permanenza mi salutano sollecitati ad andar via dal personale di reparto così come da regolamento.

Mi sento sola e triste, la mia immagine mi ha scatenato rabbia, angoscia e tante domande senza risposta. Sono arrabbiata con tutti, mi sento imbrogliata e penso che non abbiano voluto dirmi tutta la verità. Sono arrabbiata anche con il personale dell’unità operativa che ha fatto andare via i miei genitori.

Lady with a Bouquet (1890) – Charles Courtney Curren, Olio su Tavola

Giovedì 02/07/1998

Mattino

C’è la visita dei medici: si posizionano tutti intorno a me ci sono gli strutturati, gli specializzandi e c’è il primario. Quest’ultimo strappa con irruenza i cerotti dal mio capo e mi chiede perché sono qua. Io che sono già arrabbiata lo guardo con l’impeto di rispondergli maleducatamente ma un medico specializzando interviene precedendomi spiegando a tutti “il mio caso”. Tutti interessati guardano la mia testa e le mie cicatrici. Il primario dopo aver ascoltato esprime un commento di disgusto su come l’intervento era stato “confezionato”.

Io sono sempre più arrabbiata ed indignata, penso che sia giunto il momento di rispondere, così come un fiume in piena dico:

Non ho deciso io di venire qua, chieda agli altri il perché occupo questo letto.

Non un sorriso o una parola di conforto e comprensione. Sono una ragazza di 17 anni che sfortunatamente è stata vittima di un incidente, non ricordo niente, quello che so è ciò che i miei genitori mi hanno raccontato.

Venerdì 03/07/1998

Sono sempre più nervosa, sono ancora ricoverata e sto aspettando una visita da parte dell’otorinolaringoiatra di controllo e non so cos’altro. In questi giorni ci sono i mondiali di calcio quindi in giro non c’è nessuno.

Sabato e domenica 04-05/07/1998

In questi due giorni non è accaduto nulla di particolare se non l’aumento della mia rabbia. Ho voglia di fare tante cose ma mi rendo conto che ho dei limiti. La gente mi guarda e mi osserva, capisco che vorrebbe farmi delle domande ma si limita a farmi sorrisi ed a parlare d’altro. Intorno a me ho amici, parenti e conoscenti che vengono a farmi visita portando dei regali. Non posso dire a loro come mi sento e allora mi tengo tutto dentro. I loro occhi sono compassionevoli, perché non hanno il coraggio di dirmi quello che pensano?

 

Lunedì 06/07/1998

Finalmente ho fatto la visita. In serata mi hanno insegnato come chiudere l’occhio perché da solo non si chiude. Metto un pezzo di nastro e la mattina lo tolgo. Dal lato sinistro della bocca mi esce un po’ di saliva: devo sempre avere un fazzoletto per asciugarmi anche quando parlo. È imbarazzante, soprattutto quando le persone vengono a farmi visita.

Martedì 07/07/1998

Oggi mi dimettono, si torna a casa!

 

Nei giorni e nei mesi a seguire accettare la mia nuova immagine non è stato facile, ancor più difficile è stato spiegare agli altri che ero sempre “la Mara” di prima… Avevo solo qualche problema da risolvere e ci voleva tempo.

Ombre Svelate ringrazia Mara per il suo diario ed invita i lettori a leggere l’analisi del racconto nel prossimo articolo di Ombre Svelate: Body Image – Approccio Narrativo di Jessica Astori.

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